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31 Maggio, 2022

La biblioteca di JPS – i consigli di lettura per i professionisti di successo

Quali sono i migliori libri da leggere per gli addetti alla Supply Chain? Se sei arrivato fin qui sai bene che la lettura è un tassello importante per la tua crescita personale e professionale. Infatti, al giorno d’oggi esiste una varietà pressoché infinita di testi in materia. Purtroppo, trovare quello che fa al caso tuo è spesso un lavoro complesso (scegliere l’area di approfondimento, confrontare i libri, cercare recensioni e informazioni sugli autori etc..) e il tempo a disposizione è sempre troppo poco.

Così, la maggior parte delle volte abbandoni i tuoi buoni propositi, sopraffatto dall’angustia per la scelta. Oppure collezioni un elenco di vari titoli con la ottimistica convinzione di trovare il tempo di leggerli tutti.

In JPS, nel corso della nostra carriera professionale come consulenti e istruttori, abbiamo avuto necessità di leggere molto. In quindici anni di attività abbiamo creato una piccola biblioteca in ufficio per raccogliere i libri, a nostro avviso, più illuminanti in ambito Supply Chain e non.

Se sei dunque alla ricerca di un consiglio di lettura, puoi consultare la lista che aggiorneremo ogni mese con un titolo in più direttamente dai nostri scaffali. Il nostro piccolo tesoro di informazioni, aggiornamenti e best practice sul mondo della Supply Chain.

La nostra raccolta

Copertina

#1 Supply Chain Excellence A Handbook for Dramatic Improvement Using the SCOR Model – Di Peter Bolstroff e Robert Rosenbauam.

  • Il libro nasce come guida all’esecuzione di un progetto SCM basato sul modello SCOR
  • È il frutto dell’esperienza pratica e della mentalità pragmatica e innovativa degli autori
  • L’obiettivo è fornire gli strumenti per gestire i progetti SCM: il materiale che propone può essere usato come riferimento per progetti aziendali reali

Temi:

  • Le basi del modello SCOR e il suo impiego per misurare e migliorare le performance della Supply Chain
  • La mappatura dei processi di Supply Chain
  • Come identificare opportunità promettenti
  • Come ottenere la sponsorship per progetti promettenti di Supply Chain
  • Come costruire e gestire un portafoglio di progetti di Supply Chain

#2 Grow – How ideals power growth and profit at the world’s 50 greatest companies – di Jim Stengel.

  • Stengel, riconosciuto come uno dei “pezzi grossi” del marketing, dimostra attraverso numerosi Business Case come un ideale possa essere la chiave di una crescita aziendale sostenuta
  • Il focus non è solo finanziario, ma anche di salute complessiva dell’azienda: le organizzazioni che hanno un ideale forte, chiaro e ben comunicato crescono meglio, attraggono e trattengono talenti
  • “The Ideal Tree Framework”. L‘idea alla base è semplice: l’organizzazione è come un albero, un essere vivente che ha bisogno di cure per crescere. Il nucleo dell’albero, le sue radici, è il Business Ideal. Le foglie rappresentano la crescita che avviene attraverso 5 must-do

Temi:

  • Come scegliere un ideale in una delle 5 aree dei valori fondamentali dell’uomo
  • Come costruire la cultura aziendale intorno all’ideale scelto
  • Come comunicare la purpose a clienti e dipendenti
  • Come veicolare l’ideale nella customer experience
  • Come valutare i progressi

#3 L’obiettivo – Un processo di miglioramento continuo – di Eliyahu M. Goldratt e Jeff Cox.

Descrizione:

  • Tutt’altro che un manuale tecnico, il protagonista Alex Rogo ha il complesso compito di rilanciare un’impresa sul baratro del fallimento
  • Goldratt adotta uno stile romanzato coinvolgente come sfondo per presentare la Teoria dei Vincoli (TOC)
  • Il libro è indicato per i manager che hanno l’obiettivo di migliorare i propri processi operativi e risolvere problemi legati al concetto di produttività.

Temi:

  • Il concetto di produttività per un’organizzazione
  • Gli obiettivi e i KPI’S di un’azienda
  • L’adeguatezza dei processi
  • L’identificazione dei colli di bottiglia, ovvero ciò che impedisce all’azienda di raggiungere congrui livelli di efficienza dei processi
  • Il costante miglioramento

#4 Il potere delle abitudini – Come si formano, quanto ci condizionano, come cambiarle – di Charles Duhigg.

  • Pubblicato con il titolo originale “The Power of Habit” nel 2012 da Charles Duhigg, rinomato autore di libri di crescita personale e vincitore del premio Pulitzer.
  • Il potere delle abitudini ti aiuta a capire perché le abitudini sono al centro di tutto ciò che fai, come puoi cambiarle e quale impatto avranno sulla tua vita, sulla tua azienda e sulla società.
  • È il libro perfetto per chi è ossessionato dalle abitudini o semplicemente vuole capire perché alcune delle azioni che esegue vengono fatte con il “pilota automatico”.

Temi:

  • Il meccanismo di scelta automatico è composto da un processo chiamato circolo dell’abitudine che può essere diviso in tre fasi: attivatore, routine, premio
  • La prima parte del circolo dell’abitudine è un segnale che dice al cervello di entrare in modalità automatica. Poi c’è la routine, che può essere fisica, emotiva o mentale. E Infine c’è la gratificazione, in base alla quale il nostro cervello decide se vale la pena di memorizzare una certa routine.
  • Le abitudini sono il pilota automatico che utilizza il tuo cervello per risparmiare energia e capacità decisionale.
  • Questo è un vantaggio enorme, perché sarebbe terribile se dovessimo imparare di nuovo a guidare dopo ogni vacanza. Il problema è che il cervello non sa distinguere fra abitudini buone e abitudini cattive e una cattiva abitudine sarà sempre lì in agguato, in attesa dei segnali e delle gratificazioni giuste.
  • Essere al corrente del circolo dell’abitudine è il primo passo per sostituire un’abitudine negativa con un’abitudine positiva!
Getting the right work done

#5 Getting the right work done – Stay focused, Accomplish more, manage your energy Harvard Business Review.

  • La tua casella di posta esplode di messaggi da leggere?
  • Sei paralizzato di fronte alle troppe attività da fare e oggi non sai proprio da dove cominciare?
  • Non riesci mai ad accorciare la tua TO DO List?
  • Alla sera spegni il computer esausto, ma ti sembra di non aver fatto tutto quello che ti eri prefissato e non sei soddisfatto?

È tempo di leggere Getting the Right Work Done!

Scoprirai come usare al meglio il tuo tempo e le tue energie. A fine giornata, riuscirai a smarcare molti più punti della tua TO DO List e registrerai un’impennata della tua produttività.

Temi:

Questa guida ti aiuterà a:

  • Definire le tue priorità e rimanere sempre focalizzato sui tuoi obiettivi;
  • Organizzare meglio il tuo tempo di lavoro, proteggendo le tue energie e arrivando a concretizzare più risultati;
  • Interrompere le cattive abitudini e svilupparne di virtuose;
  • Pianificare al meglio i progetti che devi seguire;
  • Gestire la tua casella di posta per evitare di essere sommerso da email che non riuscirai mai a leggere;
  • Scrivere TO DO List che funzionano davvero.

#6 Understanding Michael Porter – The Essential Guide to Competition and Strategy – di Joan Magretta.

La strategia di Supply Chain scaturisce dalla strategia di business: in questo libro Joan Magretta ci accompagna alla scoperta di Michael Porter e della sua teoria sulla formulazione strategica.
Per riscoprire la fondamentale differenza tra “competing to be best” e “competing to be unique”. Un testo fondamentale per chi lavora in Supply Chain e pensa di non essere solo parte di una funzione di supporto, ma al centro dell’organizzazione.

Alcuni spunti:

  • “l’essenza della strategia è scegliere cosa non fare.”
  • Focalizzati sulla connessione tra il valore che crei, come lo crei (la tua value chain) e la tua performance (il tuo P&L).
  • Il vantaggio competitivo si raggiunge creando valore in modo diverso da come fanno e hanno sempre fatto i tuoi competitor.
  • È necessario accettare dei limiti, ad esempio dire di no ad alcuni clienti, in modo da poter servire meglio gli altri. Questa sarà una strategia di successo, difficile da copiare.
  • Le buone strategie dipendono dalla connessione tra molte cose, dal fare scelte interdipendenti, ad esempio dal capire il modo in cui le attività nella value chain si relazionano tra loro.
  • Se la tua azienda può raggiungere un obiettivo, è solida e stabile, ma anche in grado di innovarsi e adattarsi.

#7 IL CERVELLO – ISTRUZIONI PER L’USO. Dalle frontiere della ricerca neuroscientifica, 12 regole-chiave per migliorare la qualità della nostra vita – di John Medina.

John Medina ci accompagna alla scoperta dei meccanismi cognitivi del nostro cervello.

Le scoperte più recenti nell’ambito delle neuroscienze rimettono in discussione molto di ciò che si pensava di sapere a proposito delle dinamiche di apprendimento, retention delle informazioni e stato emotivo: una lettura affascinante per addentrarsi nell’organo che – stando al buio della nostra cassa cranica – ci ha permesso di andare sulla luna.

Medina presenta ai lettori dodici aspetti relativi al funzionamento del cervello: le chiama «regole». E di ciascuna illustra il contenuto scientifico, proponendo alcune idee per cercare di capire in che modo possano applicarsi al vivere quotidiano, in particolare sul lavoro e a scuola, migliorando le capacità del cervello e, di conseguenza, la qualità della vita.

LE 12 REGOLE DEL CERVELLO

  • REGOLA 1 L’esercizio fisico potenzia il cervello
  • REGOLA 2 Anche il cervello umano si è evoluto
  • REGOLA 3 Ogni cervello ha una rete di connessioni diversa
  • REGOLA 4 Le cose noiose non catturano l’attenzione
  • REGOLA 5 Ripetere per ricordare
  • REGOLA 6 Ricordare per ripetere
  • REGOLA 7 Dormire bene per pensare bene
  • REGOLA 8 Un cervello stressato non impara come dovrebbe
  • REGOLA 9 Vanno stimolati più sensi contemporaneamente
  • REGOLA 10 La vista batte tutti gli altri sensi
  • REGOLA 11 Il cervello maschile è diverso dal cervello femminile
  • REGOLA 12 Siamo formidabili esploratori naturali

“Vi sono grato, miei cari ragazzi, per ricordarmi costantemente che l’età non conta molto, a meno che non si sia un formaggio.”

John Medina

#8 TOYOTA WAY. I 14 principi per la rinascita del sistema industriale italiano – di Jeffrey K. Liker – Luciano Attolico

Jeffrey Liker presenta il risultato di anni di studio ed interviste fatte a dirigenti Toyota al fine di mettere in evidenza che, per poter trarre beneficio dagli strumenti (5S, SMED, kanban…) che caratterizzano il Toyota Production System TPS, serve un cambiamento culturale dell’azienda.

Questo cambiamento è costituito dal Toyota Way, il background culturale necessario per l’implementazione del TPS.

Il Toyota Way è presentato da Liker ed integrato con casi di studio per le società italiane a cura di Luciano Attolico in tre parti:

  • la prima ripercorre la storia di Toyota, mostrando il TPS “in azione”
  • la seconda elenca i 14 principi che orientano strumenti e tecniche di Toyota
  • la terza illustra in che modo le aziende possono applicare il Toyota Way

I Principi del TPS si articolano in quattro sezioni:

  • La filosofia a lungo termine, propria di un’impresa capace di adattarsi ai mutamenti
  • Il processo giusto, dove il flusso è il segreto per ottenere la qualità migliore
  • Le persone, il cuore pulsante dell’azienda
  • L’apprendimento aziendale, stimolato dalla risoluzione continua dei problemi

Il segreto del Toyota Way non è un elemento singolo. L’importante è l’unione degli elementi in un sistema. E il sistema dev’essere messo in pratica. Ogni giorno. “

Fujio Cho, presidente onorario Toyota Motor Corporation

#8 COSTRUIRE L’IMPRESA INTELLIGENTE. L’imprenditore consapevole lo fa meglio – di Gualtiero Fantoni – Annamaria Natelli – Marcello Braglia

Tre docenti dell’Università di Pisa hanno pubblicato un libro divulgativo sull’impresa 4.0 raccontando la loro esperienza di supporto alle imprese nel processo di trasformazione digitale.

Fantoni, Braglia e Natelli spiegano le ragioni per cui la maggior parte dei progetti 4.0 fallisce.

Tutti i capitoli terminano con un’intervista in cui si confrontano con esperti delle tecnologie o dei processi di trasformazione digitale.

Siamo pronti alla quarta rivoluzione industriale?
Che cos’è l’Industria 4.0?
Da dove partire?
Quali competenze per l’Industria 4.0?
Come approcciarsi all’Industria 4.0?

ALLA BASE DI OGNI PROGETTO DI DIGITALIZZAZIONE CI DEVE ESSERE CONSAPEVOLEZZA.

Qual è il punto di partenza?
Quali sono gli obiettivi?

Fare un assessment approfondito aiuta a rilevare l’attuale stato di maturità delle tecnologie esistenti.

Definire gli obiettivi di business aiuta a meglio identificare gap e priorità.

Alcuni spunti:

  • Definire una roadmap serve ad identificare gli step da fare per digitalizzarsi, ma soprattutto gli obiettivi che ogni fase della digitalizzazione dovrà permettere di ottenere. Es. ci accontentiamo di aumentare la visibilità nei nostri processi o vogliamo anche tracciare ciò che succede al di fuori dello stabilimento? Ci basta comprendere – attraverso l’analisi dei big data – quali segnali anticipano la necessità di una manutenzione, oppure vogliamo essere capaci di fare stime e previsioni sulla base di queste informazioni?
  • Il lean thinking può aiutare, come in molti altri ambiti, ad indirizzare i progetti verso il massimo valore.
    Anche nella digitalizzazione bisogna puntare a eliminare il waste, ciò che “appesantisce” il prodotto o il processo, a vantaggio di ciò che ne costituisce l’essenza, il valore.
  • La digitalizzazione cambia il lavoro e ciò che è richiesto ad un lavoratore
    Le competenze hard sono essenziali, ma da sole non bastano.
    Le imprese digitali hanno sì bisogno di skill specifici ad alto contenuto tecnologico, ma anche di persone che conoscano bene i processi, che sappiano interpretare i bisogni veri dell’organizzazione e che possano aiutare gli analisti nella ricerca della giusta soluzione.
    Servono team multidisciplinari integrati, capaci di mettere a fattore comune competenze complementari.
  • Quanto è importante la scelta delle giuste tecnologie in base allo scope.
    IIOT, Big Data & Analytics, Machine Learning ed Artificial Intelligence, Simulazione e Digital Twin, Realtà aumentata, Advanced ed Additive Manufacturing diventano il cuore del progetto.
    Partire da una buona analisi, fare la giusta scelta di partner teconologici sono due ottimi primi passi per un progetto di successo.

Nelle imprese la maggior parte dei progetti 4.0 fallisce.

Nel volume raccontiamo senza enfasi i pro e i contro di ogni nuova tecnologia: solo con la giusta consapevolezza è possibile costruire l’impresa intelligente che gli imprenditori desiderano e nella quale tutti vorremmo lavorare.

Gualtiero Fantoni, Annamaria Natelli, Marcello Braglia

#9 IL METODO LEGO SERIOUS PLAY PER IL BUSINESS. – di Per Kristiansen, Robert Rasmussen

Quante combinazioni diverse si possono ottenere con 8 mattoncini Lego 4 x 2 (il mattoncino Lego che tutti hanno in mente quando pensano ad un mattoncino Lego…)?
Oltre 915 milioni!

Date otto mattoncini Lego ad un gruppo di persone e ciascuno di loro potrà esprimere (non a parole, ma con un modello 3D) ciò che ha in mente. Incluso quello che non sa dire o non sa di sapere.

Alla base del metodo LSP c’è questa semplice constatazione, a partire dalla quale si possono ottenere workshop con maggiore partecipazione attiva, più creatività e migliore capacità di rompere le routine di pensiero.

Una lettura per capire perché molte aziende globali utilizzano i Lego per fare innovazione. E non solo.

Alcuni spunti:

Il metodo Lego Serious Play può aiutare a migliorare il business intervenendo su questi ambiti:

  • osservazione delle interazioni dinamiche interne ed esterne,
  • favorire un libero e onesto scambio di opinioni,
  • sospendere le gerarchie per una comunicazione migliore ed efficace,
  • facilitare lo scambio incoraggiando l’esplorazione.

“La vision di LEGO si regge su un assunto fondamentale: il mattoncini LEGO è più che un giocattolo. Esso è un linguaggio per la creatività sistematica.

Per Kristiansen, Robert Rasmussen

#10 CREATING MIXED MODEL VALUE STREAM – Practical Lean Techniques for Building to Demand di Kevin J. Duggan

Kevin J. Duggan in questo libro si pone come obiettivo quello di aiutare tutti quegli imprenditori e manager che pur riconoscendo la validità dei principi del Lean faticano a venderne l’applicabilità all’interno della propria organizzazione:

  • in che modo è possibile creare un flusso produttivo laddove il mix produttivo è elevato?
  • come si crea un flusso dove esistono molte risorse produttive?
  • come si crea stabilità quando cambiano continuamente i piani di produzione?

Per capire come mettere in pratica i principi del Lean thinking l’autore ripercorre nel dettaglio tutte le attività che l’azienda EMC intraprende al fine di ridurre il lead time e migliorare il proprio on-time delivery.

La trasformazione si articola in un percorso che Duggan schematizza in diverse domande a cui il team di trasformazione deve rispondere:

  • Come costruire le famiglie di prodotto?
  • Come identificare il takt time?
  • Come implementare il flusso continuo?
  • Come schedulare in modo livellato?
  • Come gestire i processi upstream?

La domanda che ci si deve porre in partenza è: che cosa si definisce lean?

Può rispondere a questa domanda questo passo del saggio di K. J. Duggan che spiega efficacemente come il cliente sia disposto a pagare solo per ciò che produce valore per lui, di conseguenza spiega come tutto il resto sia spreco che porta solo perdite al produttore.

«Lean is about eliminating waste. Waste is any activity that does not add value. Value is any activity that transforms the product in a way the customer is willing to pay for. Customers typically do not want to pay for overproduction, material handling, waiting, scrap, rework, inventory, overprocessing, or even inspection. These are all waste.»

#11 UN’AMICIZIA DA NOBEL – Kahneman e Tversky, l’incontro che ha cambiato il nostro modo di pensare, di Michael Lewis

“Linda ha 31 anni, single, senza peli sulla lingua e molto intelligente. Si è laureata in filosofia. Negli anni universitari si è molto occupata di temi come la discriminazione e l’ingiustizia sociale, oltre a prendere parte a manifestazioni per il disarmo nucleare.

Quali delle seguenti alternative è maggiormente probabile?

a) Linda fa la cassiera in una banca

b) Linda fa la cassiera in una banca ed è attiva nel movimento femminista

Un’amicizia da Nobel è il racconto della genesi delle ricerche in campo psicologico ed economico di Daniel Kahneman e Amos Tversky.

Il programma di ricerca avviato negli anni ’70 del secolo scorso dai due psicologi israeliani ha tolto la polvere da decenni di teoria psicologica ed economica che postulavano un’idea di razionalità quasi olimpica, nel senso di un essere umano onnisciente e perfetto, in grado di controllare ogni informazione del contesto per giungere alla decisione ottimale.

Kahneman e Tversky hanno scardinato il modello classico, restituendo dignità scientifica all’errore e dimostrando, con rigorosi esperimenti scientifici, la predisposizione dell’essere umano a cadere vittima di trappole mentali, quando deve prendere decisioni o esprimere giudizi.

Una riflessione sui bias cognitivi che ne innesca altre su scelte personali, intelligenza artificiale, politiche sociali e molto altro.

Ma soprattutto, la storia dell’amicizia e della collaborazione tra due persone diversissime e forse proprio per questo capaci di sviluppare pensiero creativo, innovativo, rivoluzionario.

Il programma di ricerca sui bias cognitivi e sulle euristiche, “le scorciatoie del pensiero per prendere decisioni rapide e spesso efficaci”, aveva e ha ancora l’obiettivo di mettere a disposizione per il policy maker, e per chi supporta processi decisionali ad ogni livello, uno strumento in più da mettere nella cassetta degli attrezzi.

Se l’errore è inevitabile per il modo stesso in cui è strutturata la mente, esso diventa in parte sistematico e, dunque, prevedibile, dando a chi ne studia la natura la possibilità di conoscerne gli effetti e, quindi, di ridurne anche la portata.

#12 THE BOX. La scatola che ha cambiato il mondo, di Marc Levinson

Il padre misconosciuto della globalizzazione è Malcom McLean, il proprietario di una flotta di camion che nel 1956, per evitare gli ingorghi che paralizzavano la costa orientale degli Stati Uniti, decise di sperimentare una forma innovativa di trasporto via mare.
Il 26 aprile caricò su una vecchia petroliera, la Ideal-X, 58 scatole di alluminio grandi come il rimorchio di un tir, facendole salpare da Newark alla volta di Houston, dove le attendevano 58 camion per portarle alle destinazioni finali.
Nell’indifferenza più generale, era stato gettato il seme della moderna logistica intermodale.

Può un contenitore di metallo cambiare in modo radicale la vita delle persone?
Il container lo ha fatto, rivoluzionando il mondo dei trasporti. Se fino agli anni ’50 il carico e scarico dei mezzi, dei treni e delle navi erano operazioni lunghe, labor intensive e costose, con la nascita del container tutto è diventato più semplice, veloce e automatizzabile. Rendendo possibile il commercio mondiale per come lo conosciamo ora.

La storia di una rivoluzione tecnologica su scala planetaria, passando dall’intuizione pionieristica di un ex camionista alla guerra del Vietnam, fino ai giorni nostri.
Ma anche una riflessione sul valore della standardizzazione, sulla resistenza al cambiamento, sull’impatto dell’innovazione sul mondo del lavoro e sulla vita di città come New York e Rotterdam.

Negli anni ’90, grazie al container, persino la cittadinanza di un simbolo americano come Barbie era ormai indefinibile:
“Operai cinesi fabbricavano la bambola con stampi statunitensi e macchinari giapponesi ed europei; i lunghi capelli di nylon erano giapponesi, la plastica usata per modellare il corpo veniva prodotta a Taiwan, i pigmenti in America e gli abiti in Cina.”

Nativi digitali

#13 NATIVI DIGITALI. La rivoluzione del lavoro e delle competenze nell’era della digital transformation, di Marco Monga

I nativi digitali stanno entrando progressivamente nel mondo del lavoro: tutte le organizzazioni devono iniziare ad affrontare la sfida di integrare una nuova generazione di giovani risorse, che vivono in modo radicalmente diverso l’esperienza professionale.

Margo Monga è Human Capital and Organization Director presso l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT): un punto d’osservazione privilegiato, dal quale ci offre spunti illuminanti a vantaggio di tutti coloro che gestiscono team e vogliono esercitare una leadership più adatta alle nuove generazioni.

Per leggere l’intervista all’autore, clicca qui: https://www.jpsconsulting.it/nativi-digitali/

#14 “L’ARTE DELLA VITTORIA – Autobiografia del fondatore della NIKE”, Phil Knight

L’esperienza imprenditoriale di Phil Knight ha inizio quando Buck ha solo 24 anni, una laurea in economia in tasca, una buona dose di pazzia e un’idea folle da realizzare: partire per il Giappone, prendere accordi con un’azienda leader nel settore delle calzature, acquistare scarpe sportive di buona qualità a basso prezzo e quindi rivenderle negli Stati Uniti. Il padre gli concede un prestito e Buck, alla vigilia del Ringraziamento del 1962, parte per un lungo viaggio attraverso i cinque continenti, con una meta ben precisa: l’Asia.

Un anno dopo, quasi per gioco, Buck fonda la Blue Ribbon assieme al socio Bill Bowerman, famoso allenatore di atletica leggera. La casa dei genitori è il magazzino in cui stipare le migliaia di scarpe e la sua auto il punto vendita principale. Buck usa le sue conoscenze economiche per creare un’efficiente rete di vendita e gestire al meglio i prestiti bancari, Bowerman mette in gioco il suo estro creativo e progetta nuovi modelli di scarpe, volti ad aumentare le prestazioni e il comfort degli atleti americani. In quel momento, i due soci non possono di certo immaginare che quella semplice attività di import è destinata a diventare un affermato colosso nel mercato globale, uno dei brand più desiderati al mondo: la Blue Ribbon non è altro che la fase embrionale della Nike Inc, e lo swoosh stampato sulle scarpe, pagato al tempo 35 dollari a una grafica pubblicitaria, ha gettato le basi per uno dei successi commerciali più clamorosi del Novecento e che prosegue tutt’oggi.

Questo libro è uno spaccato dell’America degli anni ‘70. Possiamo trovarci spunti che riguardano l’innovazione del prodotto, la gestione del team, il marketing sportivo e la strategia aziendale. Ma questa è anche una storia che esemplifica perfettamente l’esplosione del commercio internazionale, la nascita delle Supply Chain globali, la sfida della Supply Chain finance e – in ultima analisi – l’impatto della globalizzazione nei paesi occidentali.

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