Paolo Napoli Scritto da:
Scritto il:
26 Novembre, 2020

Per alcune aziende lo smart working è parte della normalità: le persone sono autorizzate a lavorare da casa, nel rispetto di alcune regole concordate con i loro team.

Per tutti oggi lo smart working è diventata una necessità: l’emergenza Covid-19 ci ha costretti a casa per diverse settimane e, secondo l’opinione di molti esperti, bisognerà abituarsi ad una nuova normalità fatta di maggiori distanze sociali e riduzione del tempo di lavoro trascorso in ambienti “densi” (quindi non solo gli uffici, ma anche i mezzi di trasporto necessari per raggiungerli).
Lo smart working, come ogni novità, crea più di una preoccupazione:

  • Stando a casa, riuscirò a distinguere il tempo di lavoro dal tempo per me e per la mia famiglia?
  • Come potrò proteggermi dalle distrazioni?
  • Che impatto avrò sulla mia produttività?
  • Come potrò garantire quella dei membri del team che guido?

Alla fine sarò più stressato? O frustrato dall’ impressione di aver lavorato molto ma concluso poco?
Chi pratica lo smart working da molti anni ha già affrontato queste difficoltà: perché non lasciarsi ispirare dalle best practice?
Userò una metafora sportiva: quella della mia passione, il gioco del calcio.

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