14 Agosto 2020

Tutte le strade portano a scuola

lifelong learning

Le motivazioni che ciascuno può trovare nel decidere di continuare ad imparare, durante tutto l’arco della vita (non solo professionale), possono essere diverse: che siate razionali o emotivi, ne troverete in quantità.

Ci sono infatti consolidate evidenze sull’impatto (misurabile) del lifelong learning sulla vita delle persone, principalmente in tre aree:

  • Aspetti economici
  • Benessere dell’individuo
  • Inserimento sociale e cittadinanza

Queste evidenze sono basate sull’analisi di ampi campioni di individui monitorati nel corso degli anni: i ricercatori hanno registrato in che modo le loro vite sono cambiate ed hanno cercato correlazioni tra tali cambiamenti e le attività di apprendimento di nuove capacità svolte, sia in fase scolare che, successivamente, durante il periodo di lavoro.

Si registrano effetti di vario genere:

  • Salario medio: chi studia di più e poi continua a imparare anche sul lavoro, soprattutto attraverso programmi formali e riconosciuti, guadagna mediamente di più. Secondo uno studio canadese, una formazione certificata sul lavoro fa la differenza ed ha un effetto significativo sul salario, a differenza di formazione generica
  • Employability: chi si forma durante l’età lavorativa ha maggiori possibilità di trovare un nuovo lavoro. Questo fenomeno è ancora più marcato per coloro che perdono il lavoro e vogliono ricollocarsi.
  • Benessere personale, dovuto a crescente autostima e capacità di creare network di supporto come risultato dello sviluppo di nuove competenze
  • Salute mentale e predisposizione all’esercizio fisico
  • Vita sociale attiva e impegno civile: chi ha voglia di imparare cose nuove tipicamente è più aperto a fare esperienze sociali e a dedicarsi agli altri

Alcune di queste evidenze non sorprendono, altre incuriosiscono. C’è però un altro aspetto che non si può sottovalutare: cosa succederà in futuro a quelli che invece, più pigramente, ritengono di saperne già abbastanza e si accontentano?

La letteratura abbonda non solo di studi che guardano al passato, ma anche di quelli che fanno ipotesi sul futuro. Il buonsenso suggerisce già qualcosa comunque.

Quando io ho iniziato a lavorare a Milano, circa venti anni fa, l’accesso in ufficio ad una rete internet h24 fu per me una rivelazione: quando studiavo, il modem si accendeva al bisogno. Nei primi anni 2000 i software ERP erano in rapida diffusione e per le aziende grandi erano ormai oggetto di progetti di sostituzione. Gli smartphone, semplicemente, non esistevano.

Oggi i ragazzi che escono dall’università e che iniziano a lavorare in JPS hanno già fatto esperienze di machine learning.

L’innovazione dirompente ha quindi due facce: quella affascinante, della modernità che irrompe nelle nostre vite, e quella meno incoraggiante dell’obsolescenza. Le competenze non fanno eccezione: se non si lavora per imparare ogni giorno e per vedere in anticipo ciò che succederà, si rischia seriamente di diventare un “lavoratore obsoleto”. E se nel passato per i “lavoratori obsoleti” ci potevano essere posti di lavoro magari meno remunerativi, domani quei posti li prenderanno i robot e l’intelligenza artificiale – che già oggi fa prima e meglio cose che in passato facevano le persone -.

Quindi, che vi affascini l’evidenza statistica, che siate interessati ad avere una vita sociale più attiva o che siate atterriti dal rischio di essere sostituiti da una macchina, c’è un’azione che certamente potete fare subito: investire su voi stessi e sulla cassetta degli attrezzi con cui uscite di casa al mattino.

 

 

 

 

Paolo Napoli
JPS Partner, APICS Master Instructor

CPIM, CSCP, CLTD, CS&OP, SCOR-P, CSCA

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